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MAGGIO 2015

Data pubblicazione: 08-05-2015
 
PRIMA

PIU' CHE LA FAME

POTE' EXPO

di Mimì De Simone


A PROPOSITO di Expo, non desidero parlare né delle devastazioni avvenute in occasione dell’inaugurazione, tanto per dare una mano agli strateghi della distruzione che entrano in funzione appena si fa qualcosa che potrebbe fornire un’immagine un po’ positiva del nostro Paese, né degli scandali, ma desidero soffermarmi brevemente sull’argomento di quest’esposizione: il cibo, ovvero ciò che mangiamo. Mangiare appunto, una parola che ha molti significati, in primis quello di nutrire, perché senza nutrimento il corpo non sopravvive. E qui, chi andrà al visitare Expo, potrà conoscere le diversità di alimentazione che esistono nel mondo. Gustare un bello scorpioncino ricoperto di cioccolata o una cavalletta fritta a puntino, un bel serpentello con contorno di patatine tanto per gradire. Girare il mondo stando a Milano, passare dal padiglione verde dell’Austria, a quello della Svizzera, una puntatina a quello nepalese tanto per dare un contributo umano ai sopravvissuti del sisma del 25 aprile, facendo il giro del mondo invece che in 80 giorni in 8 ore. Dicevo che la parola mangiare ha tanti significati, il peggiore è quello legato alla “fame” che attanaglia gran parte di alcune specie umane che debbono contentarsi, per alimentarsi, di un pugno di riso o di una focaccina di tapioca, e che quest’evento vorrebbe contribuire, rendendoci consapevoli, ad evidenziare. Una diseguaglianza da eliminare e noi ce lo auguriamo. Anche la fame ha vari significati, il peggiore di chi affama perché la sua “fame” è ingordigia ed è da ciò che noi esseri umani dovremmo tenerci lontani perché il troppo appetito porta all’obesità danneggiando la salute fisica e mentale rendendoci schiavi di ciò che ingurgitiamo. E visto che Dante, il sommo poeta, compie 750 anni lo ricordiamo e vi ricordiamo il Canto XXXIII dell’Inferno riferito al Conte Ugolino “La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator, forbendola a'capelli…”

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''Quale futuro per la scuola pubblica statale?'' - Convegno promosso dalla Gilda UNAMS

   


''Quale futuro per la scuola pubblica statale?'' - Convegno promosso dalla Gilda UNAMS Napoli, 8 maggio 2015 - L’aula Consiliare del complesso monumentale di Santa Maria la Nova ha ospitato il convegno “Quale futuro per la scuola pubblica statale? Dalla Costituzione italiana al DdL scuola n. 2994”, promosso dalla Federazione Gilda UNAMS. All’incontro, moderato dal Professor Raffaele Salomone Megna, della Direzione nazionale Federazione Gilda UNAMS, e dalla Dottoressa Valeria Rina De Lorenzo, Consigliere regionale FGU, ed aperto a tutti i Docenti eletti alle ultime elezioni RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) della Campania, hanno preso parte, in ordine temporale, gli Onorevoli parlamentari Marco Di Lello (Partito Socialista Italiano), Luigi Gallo (Movimento 5 Stelle), Paolo Russo (Forza Italia) e Maria Grazia Pagano (Partito Democratico). Un dibattito di estremo interesse e a tratti anche molto acceso che ha permesso un confronto diretto tra i professionisti della scuola ed i rappresentanti della politica nazionale circa il contestatissimo DdL scuola n. 2994 presentato dal Governo Renzi, nel quale i rappresentanti della scuola pubblica hanno espresso il loro netto no ai super poteri che verrebbero dati ai dirigenti scolastici, all’immissione fuori regione, all’obbligo sul sostegno, agli albi territoriali, all’esclusione della II fascia ed a tante altre modifiche previste dal decreto di Legge. Del resto sono gli stessi numeri indicanti la straordinaria adesione allo sciopero dello scorso 5 maggio 2015 a far emergere lo straordinario disagio vissuto dal mondo della scuola: 64,89% (618.066 aderenti allo sciopero su un milione di dipendenti, ai quali vanno altresì aggiunti i 67mila dipendenti assenti per altri motivi), con un totale delle trattenute effettuate sugli stipendi paria a 42.331.340 euro. È certo innegabile che il DdL n. 2994 presentato dal Governo Renzi preveda un traumatico riassetto di alcuni principi sanciti dalla stessa Costituzione Italiana, come ricordato dal moderatore Raffaele Salomone Megna: “La Costituzione Italiana parla di una scuola pubblica, finanziata dalla Repubblica e con lo scopo primario di formare innanzitutto il cittadino e non esclusivamente il lavoratore”. Ed è altresì innegabile che i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno spesso stigmatizzato il settore scuola, presentando decreti di Legge senza interpellare primariamente i professionisti della scuola, e talvolta anche con boutade infelici proferite dai loro esponenti Ministri. Ora una domanda sorge spontanea, anche pensando ai tanti italiani, formatisi proprio nella ‘contestata’ scuola pubblica italiana, che affollano posti di comando all’estero: Non è che per caso quello che non funziona in Italia non tanto la formazione, bensì una grave mancanza di sbocchi lavorativi e una grave carenza di controllo per quel che riguarda la meritocrazia nell’ambito delle assunzioni? Video, montaggio e testo di Luigi Ventriglia (Periodico “Lo Strillo”) www.lostrillo.it

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